mercoledì 8 luglio 2009

Scienza, imprese, turismo: l’Italia che non ti aspetti

Dal sito www.corriere.it

Made in Italy, si dice
. Ma si può chiamare anche così: qualità, tradizione, storia, fantasia, arte, creatività. Vale molto nel mercato globale l’etichetta di un Paese che riesce a dare il meglio nei momenti difficili, ma forse non conta abbastanza in un Paese che appare (troppo spesso) scontento di sé. Eppure c’è un Italia che colleziona primati e produce talenti, un Italia che va, che resiste, un’Italia di tante eccellenze non promosse, non raccontate, che si aggiungono a quelle conosciute e abbondantemente segnalate.

Bisognerebbe narrare di più e meglio luoghi e territori dove le bellezze ambientali e l’arte si integrano con la capacità di produrre quelle cose che piacciono al mondo, i tessuti, la moda, il design, l’artigianato sapiente e l’inventiva tecnologica, per imparare a conoscere meglio i segreti del lungo miracolo italiano, quello che ha resistito alla sfida cinese e oggi combatte con la crisi mondiale. E ci vorrebbe un altro Fai, oltre a quello benemerito che ha ridato splendore al patrimonio artistico dimenticato dimostrando che ambiente e cultura sono anche una risorsa economica, per dare maggior valore al sistema Italia. Un sistema diffuso che ha il suo cuore nell’impresa capace di mettere insieme le antiche sapienze con le intuizioni vincenti della modernità, che affronta con disincanto le nuove sfide lasciandosi alle spalle le guerre tra lobby e il vizio antico della politicizzazione. È lungo e impossibile l’elenco dei punti di forza di un Paese dove i talenti individuali e le fortune dei protagonisti di successo non sempre fanno da traino ad una migliore immagine del Paese stesso.

Ma non è una loro colpa: siamo noi, quasi sempre, a non avere il senso di certi valori, di straordinari tesori da sfruttare. E questo rimane un gap, tra noi e gli altri competitori, capaci di tutelare e vendere meglio i loro prodotti. Ma è anche vero che molti autogol che danneggiano il made in Italy sono il frutto di colpevoli assenze o dimenticanze della classe politica: spreco di risorse, capolavori artistici abbandonati, bellezze naturali contaminate da un’edilizia selvaggia, mancanza di regole e di controlli, risorse limitate per la ricerca, mancate aperture di credito per i settori innovativi. Forse bisogna aggiungere anche mancanza di coraggio: il coraggio di puntare di più sulla tipicità italiana, quella che resta un’indiscussa primazia nel mondo: con il suo valore culturale e industriale e con un indotto economico di tutto rispetto, sia quando riguarda il patrimonio artistico-ambientale sia quando riunisce la sapienza della bottega artigiana alla genialità imprenditoriale.. Ci facciamo del male da soli quando non sappiamo riconoscere il meglio che ci distingue all’estero e che l’estero apprezza: e questo vale per la musica come per la sanità. Ci sono voluti lunghi anni per uscire dall’esterofilia nelle cure mediche, per riconoscere che in alcune aree del Paese la sanità è diventata uno dei servizi di punta, un’alta specializzazione che compete ai massimi livelli nel mondo. La nostra storia, la nostra identità nel mondo globalizzato, sono una carta vincente per continuare a puntare in alto, magari con una maggiore consapevolezza delle qualità che in Italia ci sono: non servono fughe in avanti; basta sviluppare e modernizzare molte delle cose che già sappiamo fare.

Giangiacomo Schiavi

martedì 7 luglio 2009

Il mondo alla rovescia - Episodio 1

Intoduciamo oggi quello che sarà uno dei filoni importanti di questo blog: il filone del "mondo alla rovescia", attualità che cozza prepotentemente contro quella che dovrebbe essere invece la realtà (o come io la intendo).
Parliamo per esempio di funerali, visto che oggi ci sono sia i funerali della grande "tragedia" di Viareggio e i funerali di Michael Jackson.
First of all, ritengo Jackson uno dei migliori esponenti musicali degli ultimi anni. Quello che fortemente aborro è tutto lo show che si sta creando attorno alla sua morte: rendiamoci conto che dal punto di vista personale (e parlando in termini cristiano-cattolici, per intenderci), Jackson dovrebbe essere scaraventato direttamente nei bassifondi dell'inferno. E' difficile per me ricordare una persona talmente famosa e talmente pessima allo stesso tempo: il mondo intero sta osannando un degenerato, una persona che non poteva sopportare la vista di quel "povero negretto" che vedeva allo specchio tanto da farsi fare, a livello medicale, quealsiasi tipo di cosa per poter diventare un "bianco"; si sta osannando uno che è stato un comprovato pedofilo (e francamente, dal mio punto di vista, su questo non transigo affatto!). Si sta osannando un DEFICIENTE!
Come può il mondo intero concepire di elevare a dio, uno che invece merita di bruciare all'inferno?? Solo in un mondo alla rovescia questo può succedere.
Evito di fomentare ancora questa bizzarria dell'umanità e parlo invece dei funerali di Viareggio. Francamente non posso negare sia stata una tragedia, una cosa che preferibilmente non deve più accadere, ma voglio concentrarmi su quell'aspetto che noi occidentali non vediamo più, talmente oscurato dall'abitudine e dall'assuefazione, nate dalla nostra storia cristiana: il funerale.
Quanti di noi sono stati almeno una volta a un funerale? Quanti di noi hanno sentito quei maledetti preti farci una testa così, per il funerale e per la morte?
La mia domanda è: per quale motivo dovremmo pregare e tantomeno essere in un certo qual modo ossessionati dalla morte di qualcuno? Per quale motivo dobbiamo rovinare la nostra vita, cadere in depressione o quant'altro, per la morte di un nostro caro?
Non nego che la morte sia un evento emozionale estremamente forte, ma sono convinto che non deve limitare o annullare la nostra vita.
Nella tradizione orientale, soprattutto di quelle religioni che credono nella reincarnazione, un cadavere non è altro che un involucro, una sostanza che riveste lo spirito immortale e ha meno valore di una serie di abiti vecchi e logori. La morte è semplicemente un evento che avviene quando il corpo è talmente infermo o compromesso che per lo spirito è ormai divenuto un impedimento. Una volta che una persona è morta, in oriente, nessun più si interessa nè del suo corpo, nè del suo spirito: alla morte lo spirito, grazie a quello che ha appreso in vita, si avvia verso i "campi celesti" dove rimane per un periodo di tempo (anche se in questa dimensione il tempo non esiste) prima di ritornare sulla terra e reincarnarsi. Nessuno si preoccupa di questo, o almeno non lo fa la gente normale: appena dopo la morte i monaci aiutano lo spirito a lasciare questo mondo e andare verso i "campi celesti", ma questa operazione non dura più di tre giorni. Poi nessuno si preoccupa più del morto e il cadavere viene buttato come un vecchio paio di scarpe.
Pare che nel mondo occidentale il morto debba vivere per l'eternità fintanto che qualcuno pensa a lui, ma questo succede già per il suo spirito e sicuramente allo spirito, una volta trovata la via, non importa più nulla di quello che succede sulla terra!
Quindi per quale motivo dobbiamo rimanere a piangere i nostri morti un'eternità e farne una così enorme tragedia, quando semplicemente loro hanno già trovato una "vita" migliore della nostra sulla terra?


lunedì 6 luglio 2009

Leggi e Passi della via di Mezzo

1) Rispetta il virtuoso
2) Onora gli anziani
3) Aiuta il tuo Paese
4) Sii onesto e sincero in tutte le cose
5) Ascolta gli amici e i parenti
6) Fa buon uso del cibo e delle ricchezze
7) Segui l'esempio dei buoni
8) Dimostra gratitudine e ricambia la bontà
9) Sii generoso in ogni cosa
10) Liberati dalla gelosia e dall'invidia
11) Astieniti allo scandalo
12) Sii buono nel parlare e nell'agire e non nuocere ad alcuno
13) Sopporta la sofferenza e la disperazione con pazienza e umiltà