martedì 7 luglio 2009

Il mondo alla rovescia - Episodio 1

Intoduciamo oggi quello che sarà uno dei filoni importanti di questo blog: il filone del "mondo alla rovescia", attualità che cozza prepotentemente contro quella che dovrebbe essere invece la realtà (o come io la intendo).
Parliamo per esempio di funerali, visto che oggi ci sono sia i funerali della grande "tragedia" di Viareggio e i funerali di Michael Jackson.
First of all, ritengo Jackson uno dei migliori esponenti musicali degli ultimi anni. Quello che fortemente aborro è tutto lo show che si sta creando attorno alla sua morte: rendiamoci conto che dal punto di vista personale (e parlando in termini cristiano-cattolici, per intenderci), Jackson dovrebbe essere scaraventato direttamente nei bassifondi dell'inferno. E' difficile per me ricordare una persona talmente famosa e talmente pessima allo stesso tempo: il mondo intero sta osannando un degenerato, una persona che non poteva sopportare la vista di quel "povero negretto" che vedeva allo specchio tanto da farsi fare, a livello medicale, quealsiasi tipo di cosa per poter diventare un "bianco"; si sta osannando uno che è stato un comprovato pedofilo (e francamente, dal mio punto di vista, su questo non transigo affatto!). Si sta osannando un DEFICIENTE!
Come può il mondo intero concepire di elevare a dio, uno che invece merita di bruciare all'inferno?? Solo in un mondo alla rovescia questo può succedere.
Evito di fomentare ancora questa bizzarria dell'umanità e parlo invece dei funerali di Viareggio. Francamente non posso negare sia stata una tragedia, una cosa che preferibilmente non deve più accadere, ma voglio concentrarmi su quell'aspetto che noi occidentali non vediamo più, talmente oscurato dall'abitudine e dall'assuefazione, nate dalla nostra storia cristiana: il funerale.
Quanti di noi sono stati almeno una volta a un funerale? Quanti di noi hanno sentito quei maledetti preti farci una testa così, per il funerale e per la morte?
La mia domanda è: per quale motivo dovremmo pregare e tantomeno essere in un certo qual modo ossessionati dalla morte di qualcuno? Per quale motivo dobbiamo rovinare la nostra vita, cadere in depressione o quant'altro, per la morte di un nostro caro?
Non nego che la morte sia un evento emozionale estremamente forte, ma sono convinto che non deve limitare o annullare la nostra vita.
Nella tradizione orientale, soprattutto di quelle religioni che credono nella reincarnazione, un cadavere non è altro che un involucro, una sostanza che riveste lo spirito immortale e ha meno valore di una serie di abiti vecchi e logori. La morte è semplicemente un evento che avviene quando il corpo è talmente infermo o compromesso che per lo spirito è ormai divenuto un impedimento. Una volta che una persona è morta, in oriente, nessun più si interessa nè del suo corpo, nè del suo spirito: alla morte lo spirito, grazie a quello che ha appreso in vita, si avvia verso i "campi celesti" dove rimane per un periodo di tempo (anche se in questa dimensione il tempo non esiste) prima di ritornare sulla terra e reincarnarsi. Nessuno si preoccupa di questo, o almeno non lo fa la gente normale: appena dopo la morte i monaci aiutano lo spirito a lasciare questo mondo e andare verso i "campi celesti", ma questa operazione non dura più di tre giorni. Poi nessuno si preoccupa più del morto e il cadavere viene buttato come un vecchio paio di scarpe.
Pare che nel mondo occidentale il morto debba vivere per l'eternità fintanto che qualcuno pensa a lui, ma questo succede già per il suo spirito e sicuramente allo spirito, una volta trovata la via, non importa più nulla di quello che succede sulla terra!
Quindi per quale motivo dobbiamo rimanere a piangere i nostri morti un'eternità e farne una così enorme tragedia, quando semplicemente loro hanno già trovato una "vita" migliore della nostra sulla terra?


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